A Ottobre parte il nuovo Corso di Teatro Creativo

RITMO E UTILIZZO DEL CORPO
Ogni attività della nostra vita ha un ritmo, ha dei movimenti, ha degli atteggiamenti spesso meccanici e ripetitivi che si assolvono nel tempo come dei movimenti facenti parte della nostra vita quotidiana.

In teatro, visto che dobbiamo imparare ad interpretare varie situazioni e personaggi, dobbiamo imparare ad utilizzare il nostro corpo in maniera perfetta.

Basta pensare che per sorridere impieghiamo ben 12 muscoli del nostro viso.
Nella faccia sono presenti 36 muscoli che vengono utilizzati per esprimersi.

PRESENZA SCENICA
La Presenza è la capacità dell’attore di attrarre l’attenzione dello spettatore ancor prima di agire, ancor prima di cominciare a recitare: non è un “dono”, segue invece regole ben precise (e al contempo vaghe ed indefinite) che cercheremo di indicare e svelare ai partecipanti per mezzo di esercizi ed esempi. Lavorare sulla presenza significa indagare alcuni principi che vanno aldilà dei generi teatrali nonché studiare il perché alcuni attori catturano totalmente la nostra attenzione mentre altri finiscono per annoiarci mortalmente nonostante la loro (apparente) bravura tecnica.
Lo studio della presenza tocca temi fondamentali per l’attore come l’organicità, i tempi, l’equilibrio-disequilibrio, la pre-espressività, il quotidiano e l’extra-quotidiano, il corpo senza impostazioni, la reattività, l’attenzione, la sicurezza, l’agilità, l’atteggiamento, il ritmo teatrale, l’azione-reazione, le intenzioni, la danza.

UTILIZZO DELLA VOCE
La voce pur essendo invisibile non è qualcosa di immateriale: come una mano può prendere, colpire, graffiare, accarezzare, costruire cattedrali o strisciare sul pavimento.
Teatro Creativo si propone di far scoprire a ciascun partecipante la propria, sciogliendolo da blocchi e inibizioni, e dandogli un buon punto di partenza per la propria ricerca personale. Avrete la possibilità di comprendere e sperimentare come uno specifico uso dello strumento vocale possa servire da contatto con il proprio mondo interiore, con i propri stati emozionali e con diversi stati di coscienza.
Il laboratorio si concentrerà sulla respirazione organica, sull’uso dei risuonatori e degli armonici, sulla lingua interiore inventata, che smuove emozioni e istinti nascosti, appoggiandosi alle vibrazioni del corpo, sul canto visto come momento di scoperta della voce, di gioco e rituale collettivo, infine sulla composizione e costruzione di un’azione vocale. La voce sarà trattata anche come trampolino del risveglio emotivo e come mezzo di indagine interiore.
Il risultato di questo lavoro è una voce viva, reattiva, attenta, potente, non teatralmente impostata ma ricca di possibilità, sfumature e timbri.

RAZIONALIZZAZIONE DEL MOVIMENTO
Sapersi muovere con intelligenza e specialmente con l’intenzione di dare al quel movimento un indirizzo comunicativo ben preciso. Quindi un movimento a volte studiato e a volte improvvisato, ma sempre in linea con la comunicazione finale.

STRUTTURA DELL’IMPROVVISAZIONE
Imparare a improvvisare è imparare ad essere liberi, ma per questa forma di libertà occorre lavoro e autodisciplina. Il nostro Corso si concentra anche su esercizi e giochi teatrali adatti a rompere gli automatismi e i rigidi schemi mentali, ad ampliare le proprie capacità creative e a dare precisione e sicurezza alle proprie azioni. Si lavora, indagando sui ritmi della danza e dell’espressione fisica e vocale.
E’ una materia essenziale per l’attività della recitazione. Ogni recita, per quanto prevista e premeditata, dà luogo ad una parte di improvvisazione; una reazione del pubblico, un ritardo del partener, una sensazione nuova, un incidente di scena, sono azioni non previste ne provate che danno inevitabilmente luogo a reazioni improvvise.
Ogni recita è diversa dall’altra. Basti pensare che l’allestimento finale è la risultante di molte prove e le prove servono anche a fissare una serie di improvvisazioni sperimentali.

COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO
Nessuno di noi è nella testa di Shakespeare, dunque se dovessimo interpretare uno dei suoi personaggi, ad esempio Romeo, dovremmo porci la domanda: ma come è Romeo ?
A questa domanda ovviamente non c’è risposta univoca, ci sono mille e una risposta, tutte valide. Dunque non è il cosa che interessa, ma il come. Come cammina il mio Romeo? Come si siede il mio Romeo? Come modula la voce? Come guarda? Come ride o piange? La nostra interpretazione del personaggio come s’incastra con l’idea che ne ha il regista?
Il lavoro si svolgerà, attraverso l’uso consapevole dei due grandi strumenti espressivi a disposizione dell’attore, il corpo e la voce.

L’ATTORE IN SCENA
Finalmente si lavora sulla preparazione della messa in scena di uno spettacolo comico mettendo in gioco tutte le conoscenze e scoprendo un mondo davvero pieno di magia.

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